Nel mondo si vendono sempre più armi

Nel mondo si vendono sempre più armi. E quello delle armi si conferma, in buona evidenza, un mercato particolarmente florido, che dal 2004 ad oggi può vantare una continua crescita di spese e di investimenti militari mondiali. È quanto emerge da una recente analisi condotta dall’istituto internazionale specializzato di Stoccolma, secondo cui, inoltre, una consistente accelerazione è stata registrata nel quinquennio 2011-2015, +14 per cento sul quinquennio precedente.

Stando a quanto accennava il quotidiano Italia Oggi occupandosi dell’annoso tema, le macro aree che hanno contribuito di più sono l’Asia e il Medioriente, che hanno accentuato il loro peso su questo mercato, che in Asia è animato dalla corsa agli armamenti e in Medioriente dal potenziamento delle capacità militari dopo le primavere arabe e la minaccia terroristica dello Stato islamico.

Proprio in tali macro aree, più che altrove, è emersa la volontà di modernizzare rapidamente gli equipaggiamenti e le flotte e nello stesso tempo prepararsi alle conseguenze di un irrigidimento della situazione con la Cina, percepita dai suoi vicini come una minaccia crescente. Da parte sua, ricordava ancora il quotidiano, Pechino investe in maniera massiccia per dotarsi di armamenti moderni pronti a combattere per terra, cielo e mare.

Ancora, l’istituto specializzato sostiene che l’import di armi è aumentato del 26 per cento in Asia e in Oceania fra il 2011 e il 2015 rispetto al periodo precedente. Tra i mercati più dinamici in tale ambito, primeggiano India e Vietnam. In Medio Oriente, dove la spesa cresce del 61 per cento, l’Arabia Saudita che ha speso il 275% in più rispetto al periodo 2006-Discorso inverso in Europa, dove – complice la crisi – le spese militari sono diminuite del 41 per cento.

Per quanto attiene la classifica dei paesi maggiori esportatori nel quinquennio dal 2011 al 2015, al primo posto si trovano gli Stati Uniti (33 per cento), seguiti da Russia (25 per cento), Cina (5,9 per cento), Francia (5,6 per cento) e Germania (4,7 per cento). Quella dei paesi maggiori importatori, dunque principali acquirenti, vede invece al primo posto l’India (14 per cento), Arabia Saudita (7 per cento), Cina (4,7 per cento) Emirati Arabi Uniti (4,6 per cento) e Australia (3,6 per cento).

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