Nessuna pubblicità nei programmi dei più piccoli: buone notizie ma… non da noi

Finalmente buone notizie per la tutela dei più piccoli, e non solo. Stando a quanto ricordano i media francesi (in Italia, tra gli altri, ne ha parlato Italia Oggi) a partire dal 2018 non vi sarà alcuna pubblicità nei programmi destinati ai bambini fi no a 12 anni, e almeno per quanto concerne le reti pubbliche. Una novità che rappresenta una primizia a livello europeo, e che potrebbe apportare molta soddisfazione tra i genitori, e qualche grattacapo alla tv di Stato che potrebbe perdere un fatturato tra i 15 e i 20 milioni l’anno.

Approvato la settimana scorsa dall’Assemblea nazionale, il provvedimento è un’anteprima piuttosto importante in questo comparo e, sostengono i più, potrebbe rappresentare un precedente che potrebbe essere ampliato anche ad altre fasce o generi di programma, o potrebbe essere facilmente esportato altrove.

Un precedente che, tuttavia, qualcuno sottolinea essere piuttosto “pericoloso” e sorprendente, considerato che – riporta il quotidiano Italia Oggi – nessuno si aspettava che i deputati approvassero, nonostante l’opposizione del governo e il no della maggioranza, questa proposta di legge firmata dal senatore ecologista Hervé Gattolin, un ex professore universitario di Lille, e ex direttore marketing al quotidiano Libération. Ed ecco perché da più parti si preparano per dare battaglia all’appuntamento decisivo e finale in senato, alla fine di marzo, dove il voto favorevole ottenuto alla camera potrebbe essere ribaltato, pur nella considerazione che la questione della pubblicità nei programmi tv dedicati ai bambini genera una forte sensibilità dell’opinione pubblica e che dunque l’esito di tale “disputa” non è affatto scontato.

La legge del senatore Gattolin impone inoltre vincoli precisi alle reti (per ora solo quelle pubbliche, ma niente impedirebbe poi di estenderli alle private) come, appunto, l’assenza di pubblicità all’interno dei programmi e negli spazi tra un programma e l’altro. Forse una buona parte dei telespettatori gradita, ma per la France Télévisions, la tv pubblica di Stato, peraltro in pieno momento di difficoltà economica, con un budget 2016 fermo a 2,8 miliardi di cui 330 milioni di pubblicità, si prospetta una perdita secca fnio a 20 milioni di euro.

Il che, potrebbe anche tradursi in un aggravio di quanto la tv pubblica francese ha già chiesto allo Stato: un aumento del canone (che anche in Francia si paga in bolletta). E che, questo si, siamo certi che risulterà particolarmente sgradito all’utenza televisiva transalpina, non certo in grado di digerire senza malumori un simile ritocco.

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