Rimborso pensioni, ecco cosa valuta il governo

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Secondo quanto sta emergendo a mezzo stampa, il governo sta valutando un rimborso in due tappe per poter rispondere efficacemente alla sentenza della Corte costituzionale e nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. Il nodo di cui parliamo è naturalmente quello della mancata rivalutazione delle pensioni superiori a 1.486 euro lordi, il cui problema di fondo non potrà che essere sciolto prima della prossima settimana, quando il Consiglio dei ministri interverrà per decreto legge attraverso una norma d’urgenza che restituirà una parte dell’indicizzazione perduta nel biennio 2012 e 2013 con un criterio di progressività basato sulle fasce di reddito pensionistico che – ricorda il Sole 24 Ore – potrebbe essere molto simile al décalage varato con la legge di stabilità 2014 del governo Letta.

Ad ogni modo, considerato che per il momento non vi è niente di certo, non si può che procedere per ipotesi. Come quella, ad esempio, dell’introduzione di un tetto attorno ai 3.000-3.200 euro lordi oltre il quale il blocco potrebbe esser confermato. Per poter conoscere nel dettaglio lo schema preciso dell’intervento bisognerà aspettare ancora qualche giorno. Tuttavia, se le informazioni riportate a mezzo stampa dovessero essere confermate, il sentiero sarebbe segnato.

A proposito di informazioni, il quotidiano economico finanziario ricorda che l’intervento impatta come una tantum sul deficit nominale dell’anno in corso (resterà al 2,6% programmato) e “verrebbe coperto utilizzando gli accantonamenti di bilancio per un importo equivalente a 1,6 miliardi (la differenza tra deficit tendenziale e programmatico) e contando sulle maggiori entrate che si determinerebbe ro con la voluntary disclosure”.

Ancora, risulta essere evidente come entrambe le fonti di copertura avranno bisogno di una clausola di salvaguardia considerato che saranno verificate solo in sede di assestamento. Sembra inoltre che il fronte delle coperture sia tutt’altro che chiuso, e che la soluzione sarà esaminata con un occhio di grande attenzione da parte di Bruxelles, che userà tale leva come determinante sulla decisione di redigere o meno un rapporto sul debito pubblico italiano. Non è un caso che il ministero dell’Economia ha accolto con soddisfazione i giudizi contenuti nella raccomandazioni e fa notare come “la Commissione ritiene conforme alla regola del debito l’impegno del governo a raggiungere l’obiettivo di medio termine, ossia il pareggio di bilancio strutturale, nel 2017, e ad implementare le riforme per migliorare le performance del Paese in termini di sviluppo, competitività e creazione di posti di lavoro”.

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