Scuola, gli inglesi non vogliono più insegnare

Brutte notizie per la professione di docente in Inghilterra. A causa della responsabilità dei risultati di apprendimento, della scarsa reputazione sociale e della difficoltà di lavorare con alunni descolarizzati e con i genitori sempre più aggressivi, pare che nessun giovane inglese (o quasi) voglia più insegnare. Tanto che sono rimasti più di 2mila posti vacanti nelle scuole inglesi nel 2013/14 e per l’anno scolastico in corso pare che le cose non vadano meglio.

La colpa principale, sottolineano gli esperti britannici, evidentemente preoccupati da tale trend, è che negli anni della deregulation è cresciuto di fatto il degrado della rappresentazione sociale riservata alla professione docente e alla scuola in generale. A questo non può che aggiungersi il caos di procedure e prassi derivante dal continuo susseguirsi di riforme, che altro non ha fatto altro se non complicare le condizioni di lavoro nella scuola.

Tutto qui? No di certo, visto e considerato che dall’associazione di insegnanti e di docenti lanciano il problema bullismo, che nel Regno Unito inizia a mietere vittime non solamente tra gli studenti, quanto anche tra gli insegnanti. Alison Ryan, dell’associazione di insegnanti e docenti (Atl), parla di docenti che si trovano ad affrontare “giovani selvatici ormai fuori controllo”, senza contare che sono sempre di più i casi di vero e proprio cyberbullismo subito da parte dei genitori che bollano e insultano i docenti per l’insuccesso scolastico dei fi gli.

Insomma, una situazione talmente sconfortante che secondo un’indagine della stessa Atl il 73% tra i nuovi assunti e i tirocinanti ha già deciso di lasciare il lavoro prima ancora di venire assunti con il primo incarico. E questo nonostante secondo il Global Teacher Status Index gli insegnanti del Regno Unito risultino più rispettati che nella maggior parte degli altri paesi europei, anche se meno che in Cina, Grecia e Turchia. Una valutazione che lascia aperti ampi margini di valutazione su ciò che pertanto accade nelle altre nazioni.

Per poter incoraggiare i nuovi docenti il governo ha messo in atto alcune iniziative dal dubbio esito, come quelle legate agli incentivi in denaro (fino a 15 mila sterline) promessi a chi sceglie di studiare per diventare insegnante e gli investimenti per le campagne pubblicitarie da trasmettere in tv. Ma basterà? La maggior parte degli operatori dice di no, perché – dichiara Andy Goodwyn, dell’università di Reading – “promettere soldi ai tirocinanti non risolleverà il destino professionale degli insegnanti”, con tassi di abbandono che si registrano soprattutto nei primi 3 – 5 anni di carriera.

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