S&P “punisce” la Cina e abbassa l’outlook economico

Nonostante gli impegni riposti dalla Banca centrale cinese, che si è impegnata in un’azione-trasparenza che proseguirà – ha annunciato il governatore Zhou Xiaochuan – con la pubblicazione delle riserve in valuta, finalizzata ad accelerare l’ingresso dello yuan nel basket delle valute per il calcolo dei diritti speciali di prelievo dell’Fmi, l’agenzia di rating Standard & Poor’s non sembra riporre adeguata fiducia nel futuro economico di Pechino.

E così, l’agenzia statunitense, che evidentemente non ha apprezzato questo sforzo di trasparenza, ha tagliato le prospettive per il rating della Cina da stabile a negativo, sostenendo che il riequilibrio economico procede più lentamente di quanto la stessa società di rating si aspettava.

Certamente – sottolineava il quotidiano Il Sole 24 Ore – l ’ultimo Congresso del Popolo che si è chiuso il 16 marzo non ha brillato per vigore nell’imprimere una tabella di marcia più spedita alle riforme e questo del rating della Cina con outlook negativo, e addirittura A-1 + sul debito sovrano a breve è un eloquente contraccolpo.

Ad ogni modo, guai a pensare che si tratti di una mossa inattesa. Da diverso tempo l’agenzia di rating Standard & Poor’s (e altre agenzie con essa) hanno più volte puntualizzato quanto stava accadendo all’interno dei confini nazionali, e seguendo con particolare apprensione le mosse dei vertici, che ad agosto (e non solo) sono rimasti travolti dal crollo delle borse, per poi tenare di introdurre a gennaio infruttuosamente il circuit break per tenere sotto controllo i picchi delle contrattazioni.

“Abbiamo rivisto l’outlook che riflette la nostra aspettativa che i rischi economici e finanziari per la solvibilità del governo cinese stanno gradualmente aumentando – ha detto S&P in una nota – il che deriva dalla nostra convinzione che, nel corso dei prossimi cinque anni, la Cina mostrerà modesti progressi nel riequilibrio economico e la decelerazione della crescita del credito”.

In attesa di comprendere se le previsioni degli analisti di Standard & Poor’s si tradurranno in realtà, per il momento il governo cinese mantiene prospettive di crescita economica tra il 6% e il 7% in ragione d’anno, affermando di essere pronto a ogni azione per poter supportare lo sviluppo in tal senso. Rassicurazioni e aperture sono state espresse anche dalle autorità monetarie locali. Il tutto, però, almeno per il momento, non sembra bastare agli analisti internazionali, che continuano a guardare con un po’ di scetticismo alla mole di dichiarazioni, nella speranza che possano seguire dei fatti.

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