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Abbiamo intervistato Vicenzo Punzi, un
uomo come tanti altri, laureato in Economia e commercio, con
un bel lavoro, una fidanzata. Tutto fa pensare a una vita
normale, a volte felice a volte meno. Ma capita che la vita
reale si scontri con quella virtuale e da qui insorgano grandi
problemi. Vincenzo è autore del libro Io,
pornodipendente sedotto da internet un viaggio
all’interno della propria anima capace di nascondere lati
oscuri.
Con l’autore abbiamo cercato di capire in quale modo la
rete possa trasformarsi in un demone, annientando in
pochissimo tempo la personalità, portando via con sé il
lavoro, la fidanzata e gli amici. «Nel
1996 ho installato internet per poter leggere
l’e-mail, è bastato un solo clic su un banner pornografico e
da quel momento sono rimasto imprigionato. Quando sei
collegato il tempo si dilata, non senti i bisogni fisiologici,
arrivi alla mattina velocemente».
Com’è nato il libro? «Nel 2003 ho
fondato un gruppo in rete di supporto per chi soffre di
pornodipendenza. Oggi conta più di 2300
iscritti. Le lettere che ricevevo spesso iniziavano
così: "Pensavo di essere l’unico". Erano testimonianze
drammatiche e profonde, ritengo che la pornodipendenza sia la
peste del secolo. È terribile perché si arriva a perdere il
lavoro, gli amici, la compagna che inizialmente pensa al
tradimento con un’altra donna... L’unico obiettivo è
raggiungere la trans-pornografica».
Ma come mai si verifica una dipendenza da internet
e non da altri mezzi? «Perché internet ha
un’offerta quasi illimitata, è possibile stare connessi 15
giorni ed essere bombardati da immagini sempre nuove. Con la
rete c’è la scelta. Posso decidere di vedere le gambe più
belle del mondo, le donne magre, tutte quelle grasse...».
Dopo avermi illustrato e in parte capito il problema
gli chiedo che cosa si può realmente fare per risolverlo. La
risposta non è al momento molto confortante: «La
pornodipendenza è una patologia giovane e anche gli stessi
specialisti si trovano senza esaurienti risposte. Io che ora
sono un pornodipendente in sobrietà credo che molto dipende da
noi. Siamo noi gli unici responsabili, occorre prendere atto
della situazione, sapere che ci saranno tante ricadute, ma che
non dobbiamo farlo mai per tutta la vita».
Gianbattista Pinna
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